Alimurgia: l’arte di nutrirsi con piante e fiori spontanei. Ecco come iniziare

In pochi ne sono a conoscenza ma, se lo volessimo, la natura potrebbe fornirci da sé tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.

Avete mai sentito parlare di Alimurgia? Il termine, coniato dal medico fiorentino Giovanni Targioni Tozzetti, risale al 1767 e indica la possibilità di nutrirsi di piante spontanee e la catalogazione botanica di queste piante. Il medico ne parlò nel suo libro “De alimenti urgentia. Alimurgia, ossia modo per rendere meno gravi le carestie, proposto per il sollievo dei popoli” in cui rifletteva su come poter far fronte alle carestie alimentari che avevano messo in ginocchio le popolazioni negli anni precedenti e che non accennavano minimamente a diminuire. Da qui l’idea di studiare e catalogare tutte quelle piante spontanee, forti e resistenti, in grado di prosperare in autonomia senza bisogno di cure e attenzioni e sufficientemente forti da resistere autonomamente a parassiti e agenti patogeni.

Ancora oggi le sue intuizioni e i suoi studi si rivelano molto interessanti e forniscono lo spunto per nutrirsi in modo eco-sostenibile, mangiando cibi sani e gratuiti presenti spontaneamente in natura.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che la frutta e le verdure selvatiche spontanee sono molto più nutrienti e contengono elevate concentrazioni di sali minerali, proteine, un alto tasso di vitamine A e C e notevoli percentuali di fibre, in quantità molto maggiori rispetto agli ortaggi coltivati, rendendo l’alimurgia un correttivo positivo e auspicabile dell’alimentazione.

La vegetazione commestibile in Italia

La vegetazione spontanea commestibile varia da zona a zona anche se esistono alcune costanti che interessano tutta la penisola. Prima di partire alla ricerca di piante spontanee conviene quindi informarsi sulla specificità della vegetazione della zona e documentarsi con attenzione.

Ma nella pratica… come si diventa provetti raccoglitori?

Ecco una serie di piante alimurgiche da iniziare a cercare per cominciare ad avvicinarsi a questo stile di vita, secondo quel che ci consiglia Grazia Cacciola nel suo libro “Scappo dalla città, manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione“.

Tarassaco, Taraxacum officinale L.

TARASSACO

Il tarassaco è la pianta alimurgica per eccellenza, si utilizza in molti modi e cresce praticamente tutto l’anno al sud e per tutto il tempo di assenza di neve al nord. Le foglie possono venire raccolte tutto l’anno e, sia fresche che lessate, esercitano una benefica azione depurativa. Crude possono essere consumate come insalata. Cotte si utilizzano come contorno, nelle minestre, nelle frittate e nei risotti. I boccioli non ancora schiusi posti sotto aceto si possono usare al posto dei capperi. La radice tostata in forno poi macinata fornisce un benefico surrogato del caffè. La radice essiccata si utilizza come tisana o decotto depurativo.

Ortica, Urtica dioica L.

ortica

Altra pianta dagli innumerevoli usi e presente per molti mesi l’anno. Le foglie lessate sostituiscono tutte le preparazioni con spinaci, si aggiungono a minestre, risotti, frittati e alla pasta fresca o agli gnocchi. Le foglie essiccate messe in infusione con qualche foglia di menta danno una tisana rinfrescante e depurativa che sostituiva in passato il té. Particolarmente preziosa per l’alto contenuto di vitamina C, contiene anche carotene, istamina e molta clorofilla. Ha proprietà diuretiche, antiglicemiche e stimolanti della secrezione lattea tanto che in passato l’infuso di ortica era somministrato alle dorine che allattavano.

Borragine, Borago officinalis L.

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Esistono centinaia di ricette per impiegare la borragine. Si utilizza solo cotta, perché le foglie pelose sarebbero altrimenti sgradevoli. Le foglie sono ottime fritte con la pastella oppure utilizzate per riempire ravioli e tortellini o semplicemente tritate nelle frittate, nei risotti, nelle frittelle e nelle polpette. I fiori di borragine sono commestibili anche crudi, in insalata e possono essere usati per colorare l’aceto.

Crescione, Lepidium sativum L.

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Le foglie di crescione, dal gusto lievemente piccante, sono ottime da mangiare crude in insalata: contengono vitamine A, B, C ed E. Cotte perdono gran parte delle loro proprietà: conservano però intatto il sapore gradevole. Si possono condire con olio e limone o aceto. Nella cucina regionale del centro Italia sono tuttora impiegati sia i germogli che le foglie di crescione per tartine, creme e insalate.

Camomilla, Matricaria recutita L.

camomilla

È notoriamente usata in cucina per preparare degli ottimi infusi che sono bevuti per uso terapeutico come rilassante ma è caduto in disuso l’uso culinario. Si utilizza sia fresca che essiccata per calibrare il sapore amarognolo di alcune erbe come tarassaco e radicchio. I fiori freschi si possono consumare in insalata, mentre i fiori essiccati possono essere uniti a frittate, polpette e frittelle per addolcire sapori più amari. Il decotto dei fiori di camomilla viene utilizzato anche per aromatizzare le marmellate.

Asparago selvatico, Asparagus acutifolius L.

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I turioni dell’asparago selvatico si consumano come i turioni di quello coltivato. Hanno un aroma più marcato, in alcuni casi più amaro, caratteristica da molti considerata un pregio. E’ anche apprezzata la loro azione diuretica. Si preparano in vari modi: stufati in padella con poca acqua; lessati e poi conditi con olio e limone; come condimento per la pasta o per i risotti o come ingredienti delle frittate.

Trifoglio bianco, Trifolium repens L.

trifolium repens

Va raccolto precedentemente o durante la fioritura. La piantina intera può essere utilizzata per gustose insalate o nella preparazione di saporite minestre. I soli fiori possono venire cucinati nei modi più svariati: gratinati, brasati o crudi serviti in accompagnamento e decorazione a misticanze selvatiche. Con il trifoglio bianco (capolini fioriti) si prepara anche un ottimo infuso contro le infiammazioni alle vie respiratorie (raffreddori, bronchiti ecc.)

Radicchio selvatico, Hyoseris radiata L.

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Le rosette basali vengono mangiate crude in insalata, oppure viene consumato cotto con altre erbe e condito con olio e limone. Si utilizza anche in nelle zuppe e torte salate. Ha proprietà amaricanti digestive, depurative, leggermente sedative. Viene largamente utilizzato in decotti, tinture, infusi. Le radici seccate tostate e macinate, come quelle del tarassaco, costituiscono un surrogato del caffè che è stato usato nei momenti di crisi economica e durante l’autarchia fascista in Italia, per il blocco delle importazioni di caffè. I cataplasmi di foglie sono impiegati per la medicazione delle superfici cutanee ulcerate.

Lampascione o cipolla selvatica, Leopoldia comosa, (L.) Pari.

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Si tratta della cipolla “naturale”. Molto più piccolo di una normale cipolla, assomiglia allo scalogno ed è un bulbo con innumerevoli proprietà: rinfrescante, diuretico, emolliente, lassativo, stimolante generale e degli organi digestivi, stimola l’appetito e attiva le funzioni gastriche, stimola la secrezione biliare, pulisce l’intestino. E’ anche dotato di un buon potere diuretico, antinfiammatorio e antimicrobico, particolarmente utile nei casi di infiammazione della vescica e dell’intestino, ma anche antimicrobiche e antifungine verso batteri e ceppi di funghi del genere candida. Si cucina in tantissimi modi, praticamente sostituisce la cipolla in tutte le preparazioni, dai soffritti, alle frittate, alle conserve (sottaceto e agrodolce).

Finocchio selvatico, Foeniculum vulgare Mill

finocchio selvatico

Del finocchio selvatico vengono utilizzate le foglie ed i frutti: le prime si raccolgono in primavera e si impiegano fresche, mentre in estate e in autunno vengono raccolti i fusti fioriferi che, legati in mazzetti, vengono fatti essiccare in un ambiente ventilato e caldo per poi essere conservati in barattoli di vetro o di latta al riparo dalla luce e dall’umidità e utilizzati per insaporire minestre, insalate o per infusi. Il bulbo si può mangiare crudo nelle insalate oppure lessato e gratinato, come il normale finocchio. Si usano anche i fiori freschi per aromatizzare le castagne bollite, i funghi al forno o in padella, le olive in salamoia. I semi si usano soprattutto per aromatizzare ciambelle o altri dolci casalinghi e per speziare vino caldo o tisane. Le foglie si usano fresche e sminuzzate per insaporire minestre, insalate e formaggi.

Cicerchia porporina, Lathyrus articulatus L.

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Si utilizzano solo i semi, contenuti nei baccelli e sono un ottimo legume spontaneo. I baccelli, raccolti, si sbucciano e i semi in essi contenuti si cucinano come i piselli. Quando i baccelli sono teneri, i semi possono essere consumati anche crudi. Si utilizza prevalentemente in minestre con altri legumi e verdure o da sola, la zuppa di cicerchie è tuttora un piatto regionale in molte zone del sud Italia, sebbene non si utilizzi più la cicerchia porporina, selvatica e più saporita, ma qualità di cicerchie coltivate.

Cappero, Capparis spinosa L.

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Le proprietà aromatiche sono contenute nei boccioli del fiore, comunemente chiamati capperi.
Utilizzati in gastronomia da millenni, si raccolgono ancora chiusi e si conservano in macerazione sotto sale o sotto aceto. I capperi sono solitamente usati per aromatizzare le pietanze e si sposano bene con una grande varietà di cibi. La corteccia della radice si utilizza invece per la preparazione di tisane diuretiche.

Bietola, Beta vulgaris L. ssp maritima (L.) Arcang.

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Si utilizzano solo le cime dei nuovi getti e le foglie tenere. Il prelievo di queste parti va fatto in primavera, periodo in cui la pianta non viene danneggiata perché è pronta a rimettere i germogli. Se invece è fiorita, non è più commestibile. Le cime e le foglie si utilizzano in vari modi, lesse e poi saltate in padella oppure come ripieno in ravioli (Emilia) e focacce (Sicilia). Più comunemente si usano come ingrediente delle minestre di fave e di legumi in genere.

Portulaca o porcellana, Portulaca oleracea L.

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Si utilizzano le foglie carnose, prevalentemente per consumo crudo. Vanno raccolte prima della fioritura. È una verdura rinfrescante, depurativa e diuretica. Si consuma sia cruda che cotta. Cruda, si prepara in insalata mentre cotta si fa lessata e condita con olio e aceto, oppure fritta in olio bollente, previa immersione in una pastella composta da farina, uovo sbattuto e briciole di pane o, ancora, saltata in padella, come gli spinaci, insaporendola con aglio. Si aggiunge anche alle minestre e agli stufati, sfruttando la sua consistenza mucillaginosa che ha la proprietà di far restringere il brodo. In varie tradizioni fitoalimurgiche, le foglie di Porcellana si conservano sottaceto per poi impiegarle, al pari dei capperi, come contorno o antipasto.

E’ possibile trovare in natura anche alcuni frutti spontanei, oggi ricondotti alla coltivazione intensiva.

Castagna (frutti della Castanea Sativa)

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Alimento ricchissimo, utilizzato cotto o triturato per ottenere farine, in passato era addirittura chiamato il “pane dell’Appennino” in riferimento al fatto che costituiva l’alimento principale nei lunghi inverni sull’Appennino centrale in cui è particolarmente diffusa allo stato selvatico. Inoltre, per il contenuto in tannini, la corteccia del castagno ha proprietà astringenti, impiegabile in fitocosmesi per il trattamento della pelle. Alle foglie, oltre alle proprietà astringenti, sono attribuite proprietà blandamente antisettiche e sedative della tosse.

Mandorla (frutti di Prunus Dulcis)

mandorla

La mandorla dolce contiene dai 18 ai 22 gr di proteine, 54-55 gr di grassi (in larga parte insaturi), 19-20 gr di carboidrati e circa 12 gr di fibre. La vitamina E è presente in ragione di 23,6-26 mg su 100 gr di prodotto edibile. Il minerale più rappresentato nella mandorla è il magnesio (100 gr di mandorle sgusciate ne contengono 270 mg circa). Il ferro è circa 3 mg, il calcio 220 mg.

Nocciola (frutti di Corylus avellana)

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Dopo le mandorle sono il frutto più ricco di vitamina E e sono una fonte di fitosteroli, una sostanza ritenuta importante per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Le nocciole contengono, inoltre, grassi monoinsaturi in grado di abbassare il livello del colesterolo LDL e dei trigliceridi.

Mora (frutti di Rubus Ulmifolius)

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Ha discrete proprietà nutrizionali con marcata presenza di vitamine C e A. Cento grammi di more fresche contengono infatti 52 kcal, 0,7 gr di proteine, 0,4 gr di lipidi, 12,8 gr di glucidi, 32 mg di calcio, 0,6 mg di ferro, 6.5 er (equivalente in retinolo) di vitamina A, 21 mg di vitamina C. In erboristeria si utilizza per le sue proprietà astringenti e lassative.

Lampone (frutti di Rubus idseus)

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Noto per le sue proprietà di antipiretico e antinfiammatorio delle vie respiratorie da raffreddamento, questo per il suo contenuto di vitamina C e acido salicilico. Come erba medicinale, il lampone può essere usato come diuretico e colagogo. L’estratto di foglie e gemme è consigliato negli ultimi mesi di gravidanza per tonificare i muscoli dell’utero e migliorare le contrazioni. I principi attivi contenuti nella pianta sono i tannini, la vitamina C, il flavone e acidi organici.

Mirtillo (frutti di Vaccinium Myrtillus)

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Il mirtillo, in generale, contiene discrete quantità di acidi organici (citrico, malico,…), zuccheri, pectine, tannini, mirtillina (glucoside colorante), antocianine, vitamina A, C e, in quantità minore, vitamina B. In particolare si sottolineano le proprietà favorevoli delle antocianine sui capillari della retina e sui capillari in generale.

Tutte le informazioni sono tratte dal libro “Scappo dalla città, manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione“, Grazia Cacciola. 

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