Amma in Milano. La “Donna” dagli occhi neri e dal tilaka rosso abbraccia 30mila persone

Quando la vita è una offerta, come si può pretendere qualcosa?” ripete spesso Amma. Lei non pretende nulla infatti, offre soltanto. Offre benedizioni. Offre cascate di petali di rose. Offre mantra. Offre caramelle. Offre bracciali. Offre mele rosse. Ma soprattutto ti guarda dritto negli occhi e ti offre un abbraccio grande come tutto il mondo, considerato che a oggi sono 36 milioni le persone che ha stretto a sé in un grande Darshan.

Abbracci che Mata Amritanandamayi, la leader umanitaria conosciuta in tutto il mondo con il nome di Amma, fondatrice dell’organizzazione Embracing the World – approdata a Malpensa Fiere il 13 novembre – ha elargito a 30mila persone.

E’ il 16 novembre, è mattina. Ed ecco inscenarsi uno dei momenti più emozionanti del programma Amma Italia, ormai giunto al termine. La donna dagli occhi neri che porta al centro della fronte il tilaka rosso e che profuma di rosa, dopo aver dispensato abbracci per tutta la notte, eccola alzarsi in piedi, aprire le braccia verso l’alto e salutare via Skype i seguaci che vivono nel suo ashram, a 8mila chilometri di distanza, in Kerala. Attimi carichi d’emozione che culminano in uno strepitoso scroscio d’applausi.

D’altronde come sostiene Amma “siamo tutte perle infilate sullo stesso filo d’amore e l’amore non conosce limiti di religione, di razza, di nazionalità o casta”.

A proposito di casta, quella di Amma ha radici umili.

Lei è figlia di pescatori. Fin da bambina adorava meditare in riva al mare. Amava comporre musiche e cantarle con sentimento. Lo stesso sentimento con il quale dall’età di 16 anni abbraccia le persone per confortarne il dolore.

Quella ragazzina oggi ha 64 anni e nelle sue dichiarazioni lo ribadisce sempre: “Sono al servizio dell’umanità. Non potrei fare altrimenti. Se il dovere di un medico è di curare i pazienti. Allo stesso modo il mio dovere è consolare chi soffre”. E lo fa appunto attraverso un grande stretta. Un abbraccio grande come la sua Mahatma (anima). Grande come il suo staff (formato da 100 persone) che la segue durante il tour mondiale. Grande come la rete di volontari – 700, nella tappa milanese – che hanno deciso di offrire il proprio contributo per realizzare il suo sogno. O meglio, i sogni ambiziosi di questa leader umanitaria globale capace di tradurre il proprio cuore in azione.

In che modo, considerato che i biglietti d’accesso all’Embracing the World sono gratuiti?

Unicamente attraverso i guadagni della mensa indiana, promossa da sponsor e gestita da volontari. Attraverso la vendita dell’artigianato indiano che colora vivacemente i vari stand posti qua e là all’intero del padiglione bustocco e che ben si sposano con l’atmosfera mistica e suggestiva di questo luogo magico animato da canti e meditazioni. E attraverso i ricavi delle donazioni stanziate dai visitatori di diversa nazionalità, estrazione sociale e fede religiosa.

Per l’entourage di Amma ciò che è davvero toccante, è che per se stessa la leader spirituale non tiene proprio nulla. Tutto quello che arriva dalle azioni umanitarie lo rimette in circolo e lo traduce in possibilità per gli altri. Tanto che Amma dormirebbe su di un semplice tappetino in una semplice stanza che la sua equipe renderebbe accogliente proprio per omaggiarla.

Omaggi che Amma ha saputo tradurre abilmente in assistenza gratuita per oltre 4,1 milioni di persone. In aiuti finanziari per circa 59mila persone (col proposito di arrivare fino a 100mila). In 47mila case in cemento costruite per i senza tetto in seguito allo tsunami che nel 2004 colpì le coste del Sud dell’India (quindi il Kerala, dove ha sede l’ashram di Amma).

A tal proposito esistono immagini che la raffigurano immersa nel fango fino al petto mentre dirige i soccorsi attivamente. In quell’occasione, a detta della sua “squadra”, la sua priorità era quella di non separare le famiglie: fu lei stessa a consegnare le chiavi delle case arredate agli evacuati e fornire loro pentole e piatti affinché potessero riprendere la vita di tutti i giorni. Grazie a questo e ad altri interventi, Amma, ha ricevuto riconoscimento da parte delle Nazioni Unite e attualmente gode dello status di consulente speciale dell’ONU.

Ma Amma, stando ai fatti, è un’anima sì generosa ma soprattutto rivoluzionaria. In occasione dei festeggiamenti del suo 63esimo compleanno, in collaborazione con il Ministero della salute indiano, ha stanziato oltre 15 milioni di dollari destinati alla costruzione di strutture sanitarie in modo da poter offrire lavoro alle donne. Centrale nel pensiero di Amma infatti, è la donna. Essendo colei che genera l’umanità dovrebbe avere pari diritti dell’uomo. Principio che in India non è la regola ma bensì l’eccezione, visto e considerato che quando il gentil sesso si sposa perde completamente (o quasi) lo status di essere vivente.

Eppure, malgrado ciò, nel subcontinente indiano la beneficenza sembra essere una pratica assai diffusa. Per quale motivo? Perché le maggior parte delle persone aspira a diventare un Mahatma (una grande anima). Non è casuale che fino a tre anni fa l’80 per cento delle donazioni di Embracing the World provenissero proprio dall’India, dove la ricerca scientifica sta facendo passi da gigante. Il primo doppio trapianto di avambracci di tutta l’Asia avvenuto nell’ospedale AIMS guidato da Amma, in Kerala, è lì a testimoniarlo.

E per quanto riguarda l’Italia?

Dal 2 dicembre 2014, Amma, è considerata una leader non solo umanitaria ma anche spirituale. A trasformare il suo “status” – se così si può chiamare – è stato un invito di Papa Francesco. Il Santo Padre avrebbe convocato lei e altri dodici leader religiosi di tutto il mondo a Città del Vaticano. Per fare cosa? Per firmare una dichiarazione per l’impegno all’eliminazione entro il 2020 della schiavitù.

Insomma, come dare torto al Premio Nobel per la pace 2006, Muhammad Yunus?: “Amma ha fatto molto di più di molti governi per i loro popoli… il suo contributo è enorme”.

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