Il misterioso Castello di Fumone racconta da secoli storie maledette di fantasmi, omicidi e vergini mancate

Nella provincia laziale di Frosinone, nel borgo di Fumone, esiste un castello affascinante e maledetto: edificato tra il IX e il X secolo, è stato teatro di moltissime vicende drammatiche e segrete, a volte persino macabre.

In un primo momento, la fortezza veniva utilizzata dallo Stato della Chiesa come prigione, diventando famosa, purtroppo, per le terribili condizioni imposte ai carcerati, tanto che ancora oggi qualcuno giura di sentirne i lamenti nel silenzio della notte.

La fama sinistra del luogo è accentuata dal fatto che proprio qui morirono prima, nel 1137, l’“antipapa” Gregorio VIII (del quale non vennero mai ritrovate le spoglie) e poi, nel 1296, il ‘dantesco’ Papa Celestino V (forse assassinato, dato che nel cranio è stata rinvenuta una perforazione assai sospetta). E’ inutile dire che dalle celle dei Pontefici si sentono ancora provenire rumori decisamente angoscianti.

Le storie inquietanti del maniero non terminano qui, anzi.

Triste e spiacevole è quella del “marchesino” Francesco Longhi, l’unico maschio tra ben sette sorelle e, quindi, successore predestinato a ricevere i beni più importanti del casato. Peccato però che le sorelle, invidiose e maligne, non fossero tanto d’accordo con i piani di successione vigenti e così, giorno dopo giorno, nascondevano dei pezzettini di vetro nel cibo del bimbo facendolo morire in tenera età (1800).

Le spoglie del bambino vennero ‘imbalsamate’ con la cera, per volere della disperatissima madre, e sono tuttora visibili all’interno di una teca conservata nel castello. Altra idea della mamma di Francesco fu quella di far ritoccare ogni ritratto presente nelle stanze del castello in segno di lutto, facendone sparire ogni espressione serena.

In questo modo le leggende continuarono a diffondersi e a divenire sempre più oscure.

Tutt’oggi l’edificio sembra essere infestato dal fantasma di Emilia Caetani Longhi, la madre del piccolo marchese, capace di percorrere ogni notte le stanze che la separano dall’infausta teca e di cullare il figliolo. Mentre lo spirito di quest’ultimo si divertirebbe tuttora a spostare e a nascondere oggetti vari.

Per finire, rimane ancora una curiosità da raccontare, pure questa assai dolorosa.

E’ ancora visibile il cosiddetto “Pozzo delle Vergini”, in cui venivano buttate tutte le donne del luogo appena maritate, qualora non avessero dato prova della loro verginità al proprietario del castello, con cui dovevano trascorrere la prima notte di nozze secondo l’antica pratica dello “ius primae noctis”.

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