Il curioso ritrovamento di un prezioso reperto che raffigura Hatshepsut, la donna faraone

Un preziosissimo reperto dell’Antico Egitto è stato ritrovato quasi per caso da Ken Griffin, esperto studioso della materia.

Mentre stava ricercando degli oggetti del passato da mostrare ad alcuni suoi studenti, all’interno degli archivi di un museo dell’Università di Swansea (Galles), l’egittologo si è trovato tra le mani una foto in bianco e nero di una scultura in rilievo effettuata su una lastra calcarea.

Incuriosito dal pezzo, Griffin si è poi recato nel museo locale per esaminare da vicino il frammento vero e proprio, facendo una sensazionale scoperta: l’oggetto in questione, composto da due frammenti di arenaria, sarebbe decorato con un ritratto della regina Hatshepsut, uno dei rarissimi casi di donna faraone.

Hatshepsut fu il quinto faraone della Diciottesima Dinastia e regnò dal 1478 al 1458 a.C.

In realtà, il reperto si trovava già a Swansea dal 1971 come parte di una collezione donata dal magnate americano Henry Wellcome, fondatore del Wellcome Trust.

Oggi, Griffin è certo di trovarsi di fronte alla suddetta regina in quanto è presente un volto femminile incoronato con il tipico copricapo a forma di cobra (simbolo del potere assoluto), detto ureo. Inoltre, la presenza di un ventaglio e di particolari geroglifici che descrivono un pronome femminile sembra confermare il tutto.

Lo stile delle decorazioni e il materiale del reperto sono molto simili a quelli del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahri, proprio di fronte a Luxor (Egitto).

Una curiosità: prendendo il “retro” del frammento superiore dell’oggetto, quello più piccolo, e ponendolo a contatto con la parte inferiore del frammento più grande, facendo combaciare le superfici curve, si completa il profilo del volto della donna con un mento e una barba tipici di un faraone uomo. Molto probabilmente si tratta del tentativo (fallito) di un vecchio collezionista che voleva provare a vendere la figura intera del viso, piuttosto che una parte, per guadagnare più soldi.

Ulteriori informazioni e immagini: Università di Swansea.

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