Gli amanti di Hasanlu: il bacio più antico del mondo, simbolo dell’amore eterno

Due scheletri abbracciati che si baciano in punto di morte, è quello che rimane di due giovani amanti che vissero 2800 anni fa, ad Hasanlu, sito archeologico situato nell’Iran nord-occidentale.

I due innamorati sono stretti in un abbraccio, uno di fronte all’altro. Una scena molto simile agli Amanti di Valdaro, rinvenuti nei pressi di Mantova nel 2007.

Uno dei due scheletri (si pensa, una donna) allunga la mano destra per toccare il volto dell’altro (un uomo) che, a sua volta, lo tiene stretto accanto a sé.

Lo scatto, realizzato nel 1972, immortala i resti dei due innamorati così come sono stati ritrovati durante gli scavi di Hasanlu, scoperti da Robert Dyson, archeologo dell’Università della Pennsylvania.

Molto probabilmente la coppia fuggiva dall’incendio che distrusse Teppe Hasanlu, il villaggio in cui viveva e trovò la morte per asfissia. Negli ultimi tragici attimi della loro vita, gli amanti cercarono conforto nel sentimento che li univa, rendendolo, al di là del tempo e dello spazio, immortale.

L’uomo, al momento della morte, doveva avere un’età compresa tra 30 e 35 anni. Sul suo scheletro non sono state rinvenute tracce di traumi che ne hanno determinato la morte.

Il sesso dell’altro scheletro, viene contestato in quanto ha caratteristiche sia maschili che femminili, ma si ipotizza che si trattava di una donna.

Il villaggio iraniano fu messo a ferro e fuoco da attacchi esterni e completamente distrutto nell’800 a. C.. I suoi abitanti furono massacrati e quelli che scamparono alla violenza dell’invasore, rimasero vittime delle fiamme che li colse nelle loro case e sulle strade. Gli edifici crollarono sui loro corpi .

Il foro nel cranio dell’uomo visibile nell’immagine è stato causato dalle complesse e delicate operazioni di scavo e non da una ferita riportata mentre era ancora in vita

La distruzione di Hasanlu. Altri resti umani rinvenuti

Il sito archeologico di Teppe Hasanlu è stato riportato alla luce dagli scavi effettuati a più riprese tra il 1956 e il 1974, da una squadra del Museo dell’Università, dell’Università della Pennsylvania e del Metropolitan Museum

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