I dittatori a tavola, ecco quali erano i loro piatti preferiti

Dalla carpa fritta al tritato di aglio con olio e limone, dalla zuppa di pinne di squalo al lardo e zuppa di carne di cane, i dittatori del XX secolo avevano i loro peccati di gola, le loro abitudini, a volte eccentriche, a tavola e le loro ossessioni alimentari.

A raccoglierli nel libro Dictator’s Dinner: a bad taste guide to entertaining tyrants” (disponibile anche su Amazon) ci hanno pensato le scrittrici anglosassoni Victoria Clark e Melissa Scott.

Amante della cucina italiana, Benito Mussolini preferiva pranzare in famiglia.

I commensali dovevano già avere preso posto a tavola, al momento del suo arrivo.  Il duce mangiava pasta fatta esclusivamente con farina di frumento ed andava matto per un’insalata d’aglio crudo, condita solo con olio e succo di limone.

Adolf Hitler soffriva di flatulenza e costipazione e negli ultimi anni della sua vita aveva bandito il consumo di carne.

Il fuhrer mangiava esclusivamente brodi vegetariani e purè di patate. Temeva di essere avvelenato e pare che avesse 15 assaggiatori. Se nessuno di loro moriva nell’arco di almeno 45 minuti, Hitler prendeva posto a tavola.

Latte di cammello, cibo italiano (dolci e maccheroni) e couscous con carne di cammello e prugne erano le pietanze preferite da Mu’ammar Gheddafi.

Della cucina italiana, il conducator rumeno Nicolae Ceaușescu amava gli spaghetti, le lasagne vegetariane, ma, di gran lunga, prediligeva la cucina tradizionale rumena, in particolare carpa fritta e zuppe di pesce.

Il suo piatto preferito erano le sarmale: involtini di foglie di cavolo o verza in salamoia o di foglie di vite scottate in acqua salata, con un misto di carne macinata, riso e cipolla, accompagnate da un bicchiere di vino bianco. Come Hitler, Ceausescu temeva di essere avvelenato e ogni piatto, prima di essere servito alla sua tavola, andava controllato in modo accurato.

Iosif Stalin preferiva la cucina tradizionale georgiana ed apprezzava soprattutto i piatti a base di carne.

Fatto curioso che lo chef personale di Stalin fosse Spiridon Putin, nonno dell’attuale presidente russo Vladimir. I pranzi di Stalin erano più che altro dei veri e propri banchetti della durata di cinque/sei ore con musica e danze, in cui venivano servite pietanze elaborate, accompagnate da fiumi di vino.

Il dittatore dell’Uganda Idi Amin amava l’arrosto di capra con manioca e pane di miglio.

Pare mangiasse circa 40 arance al giorno, convinto che fossero afrodisiache. Esiliato in Arabia Saudita, Amin mangiava molto spesso la pizza ed il pollo fritto della catena americana KFC.

Il dittatore del Nord Corea Kim Il Sung, nonno dell’attuale leader Kim Jong-un, prediligeva la zuppa di pinne di squalo e la carne di cane in brodo.

Inoltre aveva un’ossessione particolare: i chicchi di riso dovevano essere serviti della stessa dimensione e dello stesso colore.

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