Le invenzioni che hanno avuto successo (nonostante tutto)

Nella città svedese di Helsingborg non lontano dalle coste danesi ha aperto qualche anno fa un museo davvero particolare. Il Museo del fallimento ospita nelle proprie sale una raccolta dei prodotti che hanno rappresentato dei greatest flop per coloro che li hanno commercializzati. Andiamo dalle lasagne col brand Colgate che è sicuramente il reperto più affascinante della collezione, alle doppie bacchette per batteria passando per una maschera facciale elettrica in stile Jason Voorhees, quello di Venerdì 13.

Se questi prodotti si sono rivelati immediatamente dei flop, altri hanno seguito un percorso opposto: disprezzati e ignorati all’inizio, si sono affermati col tempo come accessori e prodotti indispensabili nella nostra esistenza quotidiana, facendo la fortuna dei loro inventori e la bile per i loro affrettati detrattori.

Come quando alla fine degli anni ‘50 la dirigenza della IBM decretò senza andarci troppo per il sottile una sentenza infausta per l’azienda XEROX, specializzata nella produzione di stampanti e fotocopiatrici. Il mercato americano sarebbe stato in grado di assorbire non più di 5mila fotocopiatrici. Nel 1959 la XEROX sviluppò la prima fotocopiatrice xerografica e la commercializzò nel mondo con un incredibile successo.

Se nel caso della diatriba IBM/XEROX entrarono in gioco di sicuro tattiche di marketing, le aspettative di molti cittadini sull’impiego dell’auto come mezzo di trasporto sostituivo del cavallo sono da ricercarsi in un cambio di paradigma così innovativo da generare paura. È così che il presidente della Michigan Savings Bank scoraggiò oltre ogni modo l’avvocato di Henry Ford che voleva acquistare quote della nascente Ford Company. “Il cavallo è qui per restarci, l’automobile è una novità, un capriccio” furono le ultime parole famose del presidente della banca.

Se la rivoluzione cui ha contribuito l’invenzione dell’automobile vi sembra una gran cosa, immaginate l’impatto che devono aver avuto i primi computer e televisori. In qualche modo la loro nascita segue una traiettoria parallela che oggi ha finito per l’incontrarsi. Nel 1949 la celebre rivista americana Popular Mechanics profetizzava un futuro di computer super size del peso minimo di una tonnellata, mentre dal canto suo qualche anno prima uno dei maggiori produttori cinematografici americani si interrogava sul futuro della televisione con prospettive tutt’altro che incoraggianti.

Darryl Zanuck, allora presidente della Fox era certo che le persone si sarebbero presto stancate “di fissare ogni sera una scatola di legno compensato”. Dalla scatola di compensato siamo passati al tubo catodico, alle TV piatte fino alla possibilità di poter assistere ai nostri programmi preferiti direttamente dal nostro smartphone. Immaginare un presente senza TV è oggi inconcepibile dato che questo canale ha trovato ampio spazio non solo nel settore dell’informazione, ma anche in quello dell’entertainment con gli attuali colossi del video on demand come Amazon o Netflix oppure per i contenuti condivisibili presenti su YouTube. Altro esempio dell’integrazione tra video e computer è quello offerto da operatori nel settore del gaming come PokerStars che mettono a disposizione dei loro utenti show televisivi completi grazie all’app PokerStars TV. Ma del resto le previsioni relative all’introduzione sul mercato dei telefoni sono state fin dall’inizio piuttosto infauste.

Nel 1876 l’ingegnere capo del British Post Office, William Preece, affermò senza tema di smentita (secondo lui) che erano gli americani ad aver bisogno dei telefoni, visto che gli inglesi potevano contare ancora su molti messaggeri. Se il telefono doveva apparire strano all’ingegnere Preece chissà cosa avrebbe pensato nel sentir parlare di una segreteria telefonica? Brevettata in Italia da Arnaldo Piovesan per la casa farmaceutica Bracco trovò molta opposizione nel mercato americano tanto che un portavoce della New York Telephone Company affermò che questi congegni se istallati illegalmente potevano rappresentare un serio pericolo per la linea telefonica.

E concludiamo con una previsione che può apparire frivola, ma che ha rappresentato un cambio dell’estetica così rilevante e pervasivo tanto che oggi non ci facciamo più caso. Sto parlando dello smalto per unghie che ha di certo alle spalle una lunga storia, ma nonostante questo nel 1927 il New York Times lo definì una “moda strana” e passeggera. Fate un po’ voi.

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