Se l’allenatore è zen la squadra vince

Siamo abituati a pittoreschi allenatori di calcio che gridano e si disperano cercando di far capire alla squadra la tattica migliore di gioco. Ormai non ci sorprendono più scintille tra allenatori e giocatori, tanto più se la squadra sta perdendo o è vicina alla retrocessione. Scene da melodramma calcistico che riempiono le pagine dei quotidiani sportivi e che, a dircela tutta, fanno anche parecchio sorridere.

In tutto questo lo zen appare ben lontano dall’aura guerriera che circonda i coach delle squadre di calcio, a parte la flemma leggendaria di Zeman. Eppure una recente ricerca pubblicata su Sports e condotta dal Karlsruher institut fur Technologie nel Baden-Württemberg sembra aver dato un quadro molto diverso rispetto ai fattori che determinano il successo o l’insuccesso di una squadra di calcio. I ricercatori hanno infatti proposto ad allenatori e giocatori di diciotto squadre giovanili un questionario creato ad hoc per valutare l’impatto delle competenze emotive di un coach sui risultati della squadra. È venuto fuori che l’intelligenza emotiva dell’allenatore, la sua capacità di gestire le emozioni e mantenere un atteggiamento positivo di fronte alle sconfitte è determinante per il successo.

Non una novità del resto viste le ricerche condotte negli ultimi anni sull’intelligenza emotiva e su quanto questa possa influire in campi che vanno dalle performance aziendali a quelle sportive. Ma questo è stato il primo studio scientifico in ambito calcistico basato sulla Grounded Theory. Si tratta di una metodologia di ricerca di tipo qualitativo che studia i fenomeni, soprattutto nell’ambito della sociologia, basandosi sull’osservazione. Partendo da questo modello i ricercatori dell’università tedesca hanno valutato gli inneschi emozionali, le esperienze emotive, le strategie adottate per regolare le emozioni e infine le conseguenze emotive di tutto questo.

Le osservazioni conclusive dei ricercatori nell’ambito del calcio hanno evidenziato come un atteggiamento negativo di fronte agli insuccessi conduca a una sorta di reazione a catena per cui i risultati tenderanno a peggiorare. Per contro la capacità da parte dell’allenatore di mantenere un atteggiamento zen di fronte alle difficoltà determina una migliore e più efficiente gestione emotiva che consentirà alla lunga risultati migliori.

Non che gli allenatori debbano tutti seguire un corso zen o di meditazione, per quanto ce ne siano casi emblematici in sport come la pallacanestro dove Phil Jackson è conosciuto come coach zen. Tuttavia come fanno notare gli autori della ricerca sarebbe bene in fase di formazione non trascurare tutti quegli aspetti legati all’intelligenza emotiva nella preparazione degli allenatori. Viene da chiedersi tra l’altro se nel momento di puntare sul successo della nostra squadra su siti come Unibet scommesse non dovremmo anche valutare la capacità dei coach di gestire le proprie emozioni e quindi meglio puntare su di un allenatore calmo e riflessivo piuttosto che su di uno facile a estemporanee dimostrazioni di frustrazione e rabbia. Son cose su cui riflettere e che sembrano, sulla base della ricerca effettuata, essere tanto importanti quanto le strategie tattiche, il terreno di gioco e la preparazione atletica.

Si tratta ovviamente di un terreno ancora poco studiato e la ricerca pubblicata di recente su Sports è una delle prime nell’ambito del calcio. Varrebbe la pena proseguire su questa scia per evidenziare e studiare ancora meglio le relazioni tra intelligenza emotiva e sport. Un contributo importante soprattutto in vista di una formazione più profonda ed efficace degli allenatori di calcio. Certo l’obiettivo non è quello di creare dei maestri zen a bordo campo, quanto piuttosto quello di formare individui stabili emotivamente, in grado di gestire al meglio la componente emozionale nei momenti cruciali delle partite. Perché il punto è proprio questo. Tanto più i coach riescono a gestire la pressione emotiva e psicologica, anche relativa a risultati negativi precedenti, tanto più riusciranno alla lunga le loro squadre a mantenere performance positive.

Vale comunque la pena notare che una simile preparazione non dovrebbe neppure trascurare i giocatori. Perché come sappiamo il calcio è un gioco di squadra e allenatori e giocatori devono fare la loro parte: in campo così come nella gestione delle emozioni.

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